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Egitto: elezioni presidenziali molto influenzate

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Egitto, luglio 2012 - Il 24 giugno 2012 Farouk Sultan, presidente della Commissione per le elezioni presidenziali egiziane, ha annunciato la vittoria di Mohamed Morsi, un anno, quattro mesi e tredici giorni dopo che la piazza aveva cacciato Mubarak (nella foto, Mohamed Morsi)

 

 

 

Egitto: elezioni presidenziali molto influenzate

Ahmed Bensaada (27 giugno 2012)

Traduzione: OSSIN

 

Il 24 giugno 2012 Farouk Sultan, presidente della Commissione per le elezioni presidenziali egiziane, ha annunciato la vittoria di Mohamed Morsi, un anno, quattro mesi e tredici giorni dopo che la piazza aveva cacciato Mubarak.
Candidato della potente confraternita dei Fratelli mussulmani, ha sconfitto al secondo turno Ahmed Chafik, ex militare e, soprattutto, ultimo primo ministro di Mubarak, all’esito di un processo elettorale che si è prolungato non meno di un mese.
Piene di colpi di scena degni delle migliori “mousselssalates” (1), le elezioni hanno tenuto col fiato sospeso una popolazione divisa nella dolorosa scelta tra uno stato religioso e uno stato militare, dopo che la “terza via” del campo democratico era già stata espulsa dal paesaggio politico, tanto dalla imparzialità delle urne, che da abili accordi politici.

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Égypte : des élections présidentielles sous haute influence

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Le 24 juin 2012, Farouk Sultan, président de la Commission de l’élection présidentielle égyptienne, annonça la victoire de Mohamed Morsi à la magistrature suprême de l’Égypte un an, quatre mois et treize jours après que la rue ait chassé Moubarak.

 

Annonce de la victoire de Mohamed Morsi (Euronews)

 

Candidat de la puissante confrérie des Frères musulmans, il a défait au deuxième tour Ahmed Chafik, ancien militaire et, surtout, dernier premier ministre de Moubarak, à la suite d’un processus électoral qui s’est étalé sur pas moins d’un mois. Riches en rebondissements dignes des meilleurs « mousselssalates » [1], les élections  ont tenu en haleine une population divisée par le douloureux choix entre un état religieux et un état militaire, la troisième voie du camp « pro-démocratie » ayant été écartée du paysage politique par aussi bien l’impartialité des urnes que de subtiles tractations politiciennes.

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La piazza Tahrir e la sua democrazia

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Egitto, giugno 2012 - Da banale e abbastanza qualunque luogo sovraffollato di autobus e venditori di ogni genere, la piazza Tahrir si è trasformata, nello spazio di una “primavera” invernale, in epicentro dell’effervescenza sociale “democratizzante” dell’Egitto (nella foto, piazza Tahrir nel 1983)

 

Da banale e abbastanza qualunque luogo sovraffollato di autobus e venditori di ogni genere, la piazza Tahrir si è trasformata, nello spazio di una “primavera” invernale, in epicentro dell’effervescenza sociale “democratizzante” dell’Egitto (sotto, piazza Tahrir nel 2011)





Le diverse manifestazioni popolari che vi si sono svolte dall’inizio del 2011 hanno dimostrato che l’ideologia di resistenza non violenta, teorizzata da Gene Sharp, abbinata ad una applicazione pratica dei concetti acquisiti attraverso i formatori del “Center for Applied Non Violent Action and Strategies” (CANVAS, Belgrado), è indubitabilmente efficace nella destabilizzazione dei regimi autocratici (1). I giovani cyberattivisti e militanti “filo-democratici” egiziani, formati da organizzazioni di “esportazione” della democrazia (soprattutto USA), hanno saputo efficacemente combinare la potenza delle reti sociali nella mobilitazione delle folle nello spazio virtuale e la stretta applicazione, nello spazio reale, dei “metodi di azione non violenti” chiaramente messi a punto da CANVAS. Il presidente Mubarak ne ha pagato il prezzo: è stato cacciato dai “ribelli” della piazza Tahrir dopo tre decenni di potere non condiviso. Lo stesso Gene Sharp ha dichiarato che era particolarmente fiero di quanto i cyberattivisti egiziani avevano realizzato (2).

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La place Tahrir et sa démocratie

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D’un banal et assez quelconque lieu continuellement bondé d’autobus et de vendeurs en tous genres, la place Tahrir s’est métamorphosée, l’espace d’un « printemps » hivernal, en épicentre de l’effervescence sociale « démocratisante » de l’Égypte.

 

Place Tahrir (1983)
Place Tahrir (2011)

 

Les différentes manifestations populaires qui s’y sont déroulées début 2011 ont démontré que l’idéologie de résistance non violente, théorisée par Gene Sharp, jumelée à une application pratique des concepts acquise grâce aux formations du « Center for Applied Non Violent Action and Strategies » (CANVAS, Belgrade) est d’une redoutable efficacité dans la déstabilisation des régimes autocratiques [1]. Les jeunes cyberactivistes et militants « pro-démocratie » égyptiens formés par des organismes d’ « exportation » de la démocratie (en particulier américains) ont su efficacement combiner la puissance des réseaux sociaux dans la mobilisation des foules dans l’espace virtuel et l’application stricte, dans l’espace réel, des « méthodes d’action non violente » clairement établies par CANVAS. Le président Moubarak en a fait les frais : il a été chassé par les « révoltés » de la place Tahrir après trois décennies de pouvoir sans partage. Gene Sharp a lui-même déclaré qu’il était particulièrement fier de ce que les cyberdissidents égyptiens avaient réalisé [2].

Mais, depuis cette historique journée du 11 février 2011 qui a vu le déboulonnage du raïs, les succès du camp « révolutionnaire » se sont faits plutôt rares, malgré le bouillonnement quasi-permanent de la place Tahrir. Jugez-en.

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Egitto: la grande disillusione dei ribelli di piazza Tahrir

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Egitto, giugno 2012 - Questa duplice delusione elettorale ha consolidato tra i militanti egiziani “filo-democratici” il sentimento che la loro “rivoluzione” abbia finito per essere loro “democraticamente” confiscata. E’ per questo che un centinaio di essi si è ritrovato a piazza Tahrir, per denunciare la presenza del “fouloul” Ahmed Chafik al secondo turno delle presidenziali (nella foto, il dito "marchiato" di chi ha già votato)

 

Nel quartiere scic di Zamalek, proprio affianco alla pasticceria Fauchon, “The Bakery Shop” (TBS) è il “tempio” cairota della ciambella nord-americana. Questo negozio, in uno slancio di impegno sociale e fervore democratico, ha deciso di partecipare alla grande kermesse delle prime elezioni presidenziali libere del paese. Ha promesso di offrire graziosamente dei dolci alle persone che mostrino la “mano bianca”, vale a dire un dito macchiato di inchiostro indelebile, prova irrefutabile di partecipazione al voto. (Agli elettori che votano viene segnato un dito con inchiostro indelebile, ndt). Un impegno comunitario che non tenta nemmeno di nascondere un marketing “collegato”, divulgato come si deve nei social network, image de l’entreprise oblige (1).

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